E gli ultimi soli dell'anno tramontano che sei in ufficio. Tramontano sotto le scrivanie della gente per cui lavori e per telefono ci riconosciamo subito. Quando si fanno firmare i cidì i poster le foto i fogli i figli le foglie non lo dici ma pensi che sono un impiegato anch'io. E il duomo di modena è bellissimo completamente coperto dalle impalcature. E per le nostre trasfusioni vuoi la vernice rossa perché è più coreografica. Non ci sentiamo da tre giorni, mi battezzi con i caffè americani, con i vini rossi. Con i piercing attaccati ovunque. E il bagno della tua nuova casa sta felicemente crollando su se stesso. E guardare per ore dalla tua finestra che da sulla strada è come quando guardavo dentro l'oblò della lavatrice di mia nonna che avevo tre quattro anni ma ci sono cose che mi ricordo benissimo. Se non fosse per questi stravolgimenti climatici cardiaci e personali sarei più normale. E ti porterei in un parco a piantare i semi delle fragole e passare a riprendercele quando sarà il momento. Quando siamo distanti quattro piastrelle del pavimento ma sembrano continenti e fusi orari. E ho la chitarra in macchina da tre giorni spero che ci sia ancora.